Trasformazione cutanea della vitamina D: come reagisce il nostro corpo in inverno?

La vitamina D è un fattore fondamentale per il corretto funzionamento del nostro organismo ed è coinvolta in numerosi processi biologici, tra cui il mantenimento del delicato equilibrio del fosforo e calcio. La sua particolare struttura molecolare la rende un vero e proprio ormone, con specifici recettori presenti in tutti gli organi. Una carenza di vitamina D si traduce in diverse patologie a carico dell’apparato muscolo-scheletrico, della cute e del sistema nervoso, risulta quindi fondamentale che tale elemento sia presente nel nostro sangue in concentrazioni adeguate. La vitamina D è prodotta nella cute umana dopo irradiazione ultravioletta (UVB) a partire dal 7-deidro-colesterolo. Secondo la letteratura scientifica è proprio la trasformazione cutanea a fornire il maggiore apporto di vitamina D, ma diversi fattori possono influenzarne la produzione tra cui: latitudine, stagione, ora del giorno, componenti atmosferiche, abbigliamento, utilizzo di filtri solari ecc. Tuttavia è doveroso precisare che che le radiazioni in grado di stimolare la trasformazione cutanea di vitamina D, sono le stesse responsabili di eritemi e ustioni, è fondamentale quindi mantenere il giusto equilibrio tra l’esposizione ad adeguate dosi di UV in grado di mantenere adeguati livelli di vitamina D e la fotoprotezione. Un recente studio ha deciso di indagare su quanto stagionalità e latitudine riuscissero a influenzare la trasformazione cutanea di vitamina D. Sono quindi stati analizzati i dati relativi alle concentrazioni seriche di vitamina D di 4211 adulti sani presi in condizioni di scarsa irradiazione solare: nel periodo invernale o in regioni polari. In entrambe le condizioni più del 50% dei soggetti ha mostrato concentrazioni adeguate di vitamina D (>50 nmol L-1). Tale studio ci mostra come anche in assenza di una sufficiente irradiazione solare, molti soggetti adulti siano in grado di mantenere adeguati livelli di vitamina D. Ulteriori indagini dovranno dunque essere eseguite per indagare se questo dato sia giustificato da un immagazzinamento di vitamina D nel periodo estivo e se in realtà ci siano processi di biosintesi alternativi di cui ancora non siamo a conoscenza.

 

(Fonte: Br J Dermatol. 2015 Feb)

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