Diagnosi di melanoma e lampade solari: quasi il 100% delle donne under 30 ne ha fatto uso

In una recente intervista, Mary Maloney, dermatologa esperta di tumori cutanei della UMass Medical School ha reso noti gli allarmanti risultati di un nuovo studio retrospettivo caso-controllo: quasi il 100% delle donne (61 su 63) con diagnosi di melanoma sotto i 30 anni, ha fatto uso di lampade abbronzanti e l’incidenza è direttamente proporzionale alla frequenza delle sedute e alla precocità con cui sono state eseguite. Questi dati mettono in luce l’inconfutabile legame tra utilizzo precoce di lampade solari e sviluppo di melanoma rendendo prioritarie specifiche disposizioni di legge che ne limitino l’accesso ai minori.

University of Massachusetts Medical School News January 2016

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Protezione solare? È un gioco da ragazzi!

In tema di danni provocati da un’errata esposizione solare, la prevenzione è la miglior forma di protezione. Per questo sono molti gli investimenti pubblici destinati alle campagne di sensibilizzazione. Ma per quanto riguarda i bambini, sono necessarie strategie di approccio in grado di colpire la loro attenzione, che vanno ben oltre la semplice pubblicità progresso. Per questo i ricercatori della facoltà di Medicina Preventiva dell’Università della California del Sud, hanno ideato un programma di sensibilizzazione dal nome “SunSmart”, da divulgare in ambiente scolastico. Attraverso piccoli esperimenti scientifici con fogli e perline sensibili agli UV, viene spiegato come questi raggi siano molto potenti nonostante invisibili all’occhio umano. Vengono inoltre mostrati i danni che il troppo sole può provocare alla cute; in questo senso è risultata molto efficace la foto di un camionista che ha sempre guidato con il finestrino aperto, mostrando quindi rughe e segni di invecchiamento principalmente sul lato sinistro del volto. Da qui sono stati creati utili spunti per poi poter parlare di come prevenire scottature e tumori cutanei. I complimenti vanno dunque agli ideatori di questo progetto che attraverso poche e semplici idee è riuscito a divulgare efficacemente l’importanza della protezione solare.

Fonte: USC News, 2015

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Tumori della pelle: tassi più elevati tra uomini gay e bisessuali

Un recente studio condotto nell’Università di San Diego ha voluto indagare sulla prevalenza dei tumori cutanei tra le minoranze sessuali. Dall’analisi di database epidemiologici specifici per California e Stati Uniti è emerso che tra gli uomini, omosessuali e bisessuali presentano un tasso di tumori cutanei superiore (4.3 – 6.7 %) rispetto agli eterosessuali (2.7 – 3.2 %). Nessuna differenza significativa è stata riscontrata invece tra le donne. Un’errata esposizione al sole e un eccessivo utilizzo di lampade solari potrebbero essere il motivo alla base di tale disparità, ad ogni modo tali risultati mettono in luce la necessità di interventi di prevenzione primaria e secondaria maggiormente mirati.

Fonte: JAMA Dermatology, October 2015

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Da Yale, nanoparticelle bioadesive per un innovativo filtro solare

Proteggersi dai raggi UV, si sa, è di fondamentale importanza. Applicare una protezione solare ogni qual volta che ci esponiamo al sole, riduce il rischio di sviluppare tumori cutanei e rallenta il processo di invecchiamento della pelle. Purtroppo questi prodotti, per quanto efficaci, spesso contengono componenti nocivi se assorbiti a livello cutaneo. Determinati filtri solari infatti, potrebbero agire da interferenti endocrini in grado di causare squilibri ormonali. Non solo…quando colpite dai raggi UV queste molecole subiscono una trasformazione strutturale, portando alla formazione di radicali liberi. Il rischio è dunque quello di favorire il danno cellulare alla base delle formazioni tumorali, le stesse che i prodotti solari si prefiggono di prevenire. Fortunatamente arriva dall’università di Yale un’innovativa formula a base di “nanoparticelle bioadesive”. La particolare conformazione molecolare permette a queste particelle non solo di rimanere adese alla cute, aumentandone la permanenza, ma soprattutto impedisce che vengano assorbite per via cutanea, limitando i rischi associati al loro utilizzo.

 

(Fonte: Yale News, Settembre 2015)

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Abbiamo bisogno della protezione solare a Settembre?

È ufficialmente iniziato l’autunno e con lui la fine delle calde e soleggiate giornate estive. Ma attenzione, la protezione solare è importante tutto l’anno! Anche quando i raggi del sole sembrano meno intensi possono comunque danneggiare la nostra cute. Molte formazioni tumorali infatti si sviluppano in aree cutanee particolarmente esposte al sole come collo, testa, mani… è di fondamentale importanza quindi applicare sempre la protezione solare. Ma c’è chi, tra l’oceano di prodotti presenti sul mercato, fa ancora fatica a capire le indicazioni presenti sulle etichette.

Ecco quindi una rapida guida che risponde ai dubbi più frequenti riguardanti i prodotti solari:

·         Cos’è una protezione ad ampio spettro?

Una protezione solare che protegge dai raggi UVA (responsabili dell’invecchiamento) e dai raggi UVB (responsabili di eritemi e scottature)

·         Che cosa è l’SPF?

Semplificando si potrebbe definire “quanto un prodotto riesca efficacemente a proteggere dai raggi UVB”. Quanto più alto sarà il fattore, maggiore sarà la protezione. Ad esempio: SPF 15 filtra il 93% dei raggi UVB, SPF 30 il 97%, SPF 50 il 98%. È importante sapere che nessun prodotto è in grado di filtrare il 100% dei raggi UVB del sole. Ecco perché è consigliabile posizionarsi all’ombra e indossare indumenti protettivi.

·         Cosa vuol dire “waterproof”?

Letteralmente waterproof significa “impermeabile, caratteristica non esistente in commercio. Una protezione può invece essere “resistente all’acqua”, cioè in grado di mantenere la sua efficacia in acqua per 40 minuti, superati i quali andrà riapplicata.

(American Academy of Dermatology News, Settembre 2015)

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‘Dermatite Margarita’: attenzione ai cocktail sotto il sole!

L’estate è alle porte e molti di noi, con la testa tra le nuvole, si immaginano sotto il sole, in una stupenda spiaggia magari sorseggiando un rinfrescante drink. Ebbene i Dermatologi del Baylor College ci invitano alla prudenza. Esistono infatti alcuni ingredienti tipicamente usati nei cocktail in grado di provocare fastidiose reazioni cutanee. Parliamo della fitofotodermatite, in questo caso scherzosamente soprannominata “Dermatite Margarita” provocata dal contatto di particolari estratti vegetali che reagendo con i raggi solari possono provocare scottature, eruzioni cutanee, arrossamento e talvolta gonfiore e vesciche lasciando sulla cute antiestetiche zone depigmentate. Tra i principali responsabili di questa manifestazione troviamo il lime, l’agrume maggiormente utilizzato nei cocktail, ma anche sedano, prezzemolo e la carota selvatica. Il trattamento più indicato è lo stesso utilizzato per la dermatite da contatto con l’edera velenosa: impacchi freddi e corticosteroidi topici insieme ad antistaminici orali, in casi gravi potrebbe essere necessaria la somministrazione di corticosteroidi sistemici. Attenzione quindi a non rovinarvi la tanto attesa villeggiatura evitando di sorseggiare questi cocktail direttamente sotto il sole.

(Fonte: Baylor College of Medicine News, June 2015)

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Fattori di protezione solare: quali sono le abitudini della popolazione americana?

Le creme solari sono la forma di protezione dai raggi UV più comunemente utilizzata. Sfruttando i dati trasversali raccolti nel 2013 dal Summer ConsumerStyles un gruppo di ricercatori ha fatto luce sulle modalità di applicazione dei prodotti solari in un ampio campione di popolazione americana (4033 soggetti). Le donne si sono mostrate più attente nella costante applicazione di fattori di protezione sul viso (42.6% vs 18.1% degli uomini) e sul resto delle zone esposte (34.4% vs 19.9% degli uomini). È inoltre emerso che l'uso regolare di creme solari è associato non solo alla presenza di pelle sensibile ma anche a un reddito familiare annuo ≥ 60 mila dollari.  Non molto elevato è invece il grado di fiducia dei consumatori verso questo tipo di prodotti, infatti quasi il 40% degli utenti ha dichiarato di non essere sicuro del reale spettro di protezione dai raggi solari. Tali dati risultano essere di grande utilità non solo per migliorare l’adesione della popolazione alle numerose campagne di sensibilizzazione contro i danni causati da un’errata esposizione al sole ma anche per indirizzare le case cosmetiche verso prodotti dalle indicazioni chiare e concise e dall’efficacia comprovata da specifici test clinici.

(Fonte: J Am Acad Dermatol. 2015 Mar)

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Lampade solari e adolescenti: l’indagine allarmante sugli studenti del Colorado

Nonostante i numerosi eventi di sensibilizzazione da parte dei sistemi sanitari nazionali, l’utilizzo di lampade e lettini solari è una pratica sempre più diffusa, soprattutto tra i giovani. Per la prima volta l’associazione statiunitense Colorado Youth Risk Behavior Survey ha investigato nel 2013 sulle abitudini di abbronzatura “indoor” degli studenti delle scuole superiori del Colorado. Dai dati emersi dall’indagine è risultato che la maggior parte degli studenti effettua lampade almeno 2 volte l’anno e che questa pratica è maggiormente diffusa tra i soggetti di sesso femminile. Dato il conclamato legame tra abbronzatura artificiale e aumentato rischio di tumori cutanei è necessario aumentare lo sforzo da parte di politici e operatori sanitari nel concentrare le campagne di responsabilizzazione tra gli studenti delle scuole superiori che sempre più spesso, con l’intento di essere abbronzati tutto l’anno, fanno uso improprio di lampade e lettini solari.

(Fonte: Pediatr Dermatol. 2015)

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Polypodium leucotomos: dalla natura un efficace attivo nella fotoprotezione

Molto spesso può capitare che dalla medicina popolare si riescano ad ottenere validi spunti per la ricerca di nuovi principi attivi utili in campo medico e cosmetologico. È questo il caso del del Polypodium leucotomos, una felce tropicale appartenente alla famiglia delle Polypodiaceae, utilizzata per secoli dagli indiani dell’America Centrale come trattamento per i disturbi infiammatori e per altre patologie cutanee. Ad oggi sono stati condotti diversi studi sull’efficacia dell’estratto di questa pianta che nello specifico ha dimostrato di possedere proprietà antiossidanti nonché attività inibitorie dei processi di perossidazione lipidica delle membrane cellulari. Tali proprietà permettono di collocare il Polypodium leucotomos in un vasto range di possibili utilizzi sia in ambito clinico che cosmetico. L’attività antiossidante del suo estratto è dovuta principalmente all’acido ferulico e all’acido caffeico, entrambi coinvolti nel controllo della risposta cutanea all’irradiazione UV e all’infiammazione. A livello dei tessuti il P. leucotomos è in grado di ridurre i processi di angiogenesi e fotocarcinogenesi, migliora l’integrità delle membrane cellulari e favorisce la sintesi di elastina. Questo estratto risulta un promettente attivo dagli effetti fotoprotettivi, ulteriori indagini dovranno essere condotte per quanto riguarda alcune specifiche quali: dosaggio ottimale e durata d’azione da solo o in combinazione con altri filtri solari.

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Trasformazione cutanea della vitamina D: come reagisce il nostro corpo in inverno?

La vitamina D è un fattore fondamentale per il corretto funzionamento del nostro organismo ed è coinvolta in numerosi processi biologici, tra cui il mantenimento del delicato equilibrio del fosforo e calcio. La sua particolare struttura molecolare la rende un vero e proprio ormone, con specifici recettori presenti in tutti gli organi. Una carenza di vitamina D si traduce in diverse patologie a carico dell’apparato muscolo-scheletrico, della cute e del sistema nervoso, risulta quindi fondamentale che tale elemento sia presente nel nostro sangue in concentrazioni adeguate. La vitamina D è prodotta nella cute umana dopo irradiazione ultravioletta (UVB) a partire dal 7-deidro-colesterolo. Secondo la letteratura scientifica è proprio la trasformazione cutanea a fornire il maggiore apporto di vitamina D, ma diversi fattori possono influenzarne la produzione tra cui: latitudine, stagione, ora del giorno, componenti atmosferiche, abbigliamento, utilizzo di filtri solari ecc. Tuttavia è doveroso precisare che che le radiazioni in grado di stimolare la trasformazione cutanea di vitamina D, sono le stesse responsabili di eritemi e ustioni, è fondamentale quindi mantenere il giusto equilibrio tra l’esposizione ad adeguate dosi di UV in grado di mantenere adeguati livelli di vitamina D e la fotoprotezione. Un recente studio ha deciso di indagare su quanto stagionalità e latitudine riuscissero a influenzare la trasformazione cutanea di vitamina D. Sono quindi stati analizzati i dati relativi alle concentrazioni seriche di vitamina D di 4211 adulti sani presi in condizioni di scarsa irradiazione solare: nel periodo invernale o in regioni polari. In entrambe le condizioni più del 50% dei soggetti ha mostrato concentrazioni adeguate di vitamina D (>50 nmol L-1). Tale studio ci mostra come anche in assenza di una sufficiente irradiazione solare, molti soggetti adulti siano in grado di mantenere adeguati livelli di vitamina D. Ulteriori indagini dovranno dunque essere eseguite per indagare se questo dato sia giustificato da un immagazzinamento di vitamina D nel periodo estivo e se in realtà ci siano processi di biosintesi alternativi di cui ancora non siamo a conoscenza.

 

(Fonte: Br J Dermatol. 2015 Feb)

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